Dal ’68 al ’73 alla Effe, Schull fu il miglior marcatore del campionato con 540 punti nel 1971. Morì il 9 febbraio 2005 per un problema cardiaco

Sempre più mito, sempre più leggenda.

Più passano gli anni, più il ricordo di ciò che ha significato Gary Schull per la storia di Fortitudo Pallacanestro si alimenta e resta vivo nel cuore di chi, in questa leggenda, ha riconosciuto parte di se stesso e dei propri valori. Esattamente sedici anni fa a Melbourne, in Florida, si spegneva il Barone.

L’icona per eccellenza della storia Fortitudo, l’impersonificazione dello spirito biancoblù, di chi era disposto a tutto pur di difendere orgogliosamente, fino all’ultima stilla di sudore e all’ultima goccia di sangue la storia, i colori e il simbolo della Effe. Giocatore e uomo davvero speciale, ha amato la Fortitudo e la Fortitudo (con tutto il suo popolo) lo ha assurto ad eroe e continuerà a celebrarlo e ricordarlo, per sempre.

Come si conviene, appunto, ad una Leggenda. Sì, la Leggenda di un americano divenuto (con le cinque stagioni trascorse a difendere i colori biancoblù) il più ‘Fortitudino’. Molto più semplicemente: Mr. Gary ”Baron” Schull.

Di lui, restano impresse le parole del compianto Gianfranco ‘Dado’ Lombardi, scomparso lo scorso 22 gennaio:

Gary era un personaggio straordinario. Sapeva galvanizzare tutti richiamando con le braccia il tifo del pubblico.

Schull è stato il primo grande nemico della Virtus. Da avversario era indisponente, una volta ci picchiammo in un derby perché mi aveva deriso dopo un canestro. Da compagno era pronto a buttarsi nel fuoco per proteggerti. Aveva limiti tecnici a cui sopperiva con una grande aggressività fisica e mentale.